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L'intervista al Secolo XIX: Operazione Decluttering

Buttar via: un’arte da imparare

“Buttare via è un’arte tutta da imparare”. Questo emerge dall'articolo di Isabella Faggiano "Operazione Decluttering: così si elimina il superfluo", pubblicato su Il Secolo XIX di giovedì 2 gennaio 2012.

Cosa significa Decluttering

Decluttering vuol dire, letteralmente, togliere ciò che ingombra. Non si tratta solo di mettere in ordine, ma di eliminare ciò che non è necessario per lasciar spazio al nuovo. Buttare via, svuotare, per poter poi accogliere nuove esperienze.

L'intervista integrale

Spesso si fa fatica a buttar via le cose, anche quando sono evidentemente superflue. Perché?

I motivi possono essere molteplici. Intanto c’è un aspetto sociologico. Viviamo in un’era consumistica in cui siamo bombardati costantemente dal messaggio che bisogna avere tanto, tutto, sempre di più, per essere al passo con i tempi, alla moda, per avere potere e successo.

Emerge poi un senso di identità che sembra risiedere negli oggetti che la persona possiede. Come dire che si è ciò che si ha. Gli oggetti che ci circondano costituiscono la nostra identità, diventano lo specchio della nostra anima e della nostra storia. Parlano di noi agli altri e a noi stessi.

Infine, è da considerare che alcuni stili di personalità sono più predisposti a “trattenere” tutto e non buttar via niente. Sono le personalità cosiddette ossessive, in cui sono prevalenti tratti quali il perfezionismo, l’attaccamento rigido alle regole, il controllo eccessivo dei sentimenti. L’ossessivo ha bisogno di stabilità, continuità, non riesce a liberarsi delle cose, e più in generale ha difficoltà a scegliere e a chiudere del tutto le relazioni, perché tutto ciò viene vissuto come un taglio drastico con il passato, come un cambiamento che in lui genera estrema angoscia, al punto da minacciare la sua stessa identità.

Questo tipo di personalità ha radice, secondo una visione psicodinamica, nel periodo dello svezzamento quando le regole poste al bambino sono vissute come eccessivamente rigide, limitando la sua spontaneità, la sua vera identità e il suo bisogno di esplorazione.

E quando, poi, riusciamo a liberarcene che cosa si prova?

La sensazione più immediata è un senso di perdita e di mancanza. Ma se si supera questa reazione iniziale si potrà scoprire una ritrovata creatività. Per usare una metafora, non si possono riporre dei vestiti nuovi in un armadio zeppo di abiti vecchi. Il risultato infatti sarà che quelli nuovi si sgualciranno. Se, invece, ci liberiamo dei vecchi legami, di tutte le cose che non utilizziamo, avremo un ambiente completamente rinnovato che ci consentirà di vivere esperienze più adeguate alla nostra vita attuale.

Può essere uno strumento utile per gestire lo stress? Vivere in una casa perfettamente in ordine offre dei benefici?

Non è tanto una questione di ordine. Al contrario secondo alcuni studi il disordine rende più creativi ed efficienti. Il punto è piuttosto quello del liberarsi del superfluo per fare spazio a ciò che è veramente importante e utile per noi. “Ripulire” la nostra casa, ma anche i nostri impegni, le nostre relazioni, può aiutare a ridurre lo stress, inteso come mal-essere, come gestione inadeguata del nostro tempo, dei nostri spazi e del nostro tempo.

Esiste una manifestazione opposta? E' possibile che la voglia di buttar via le cose superflue diventi assillante, tanto da rappresentare un impegno quotidiano?

Anche questo tipo di comportamento rientra tra le compulsioni tipiche delle personalità ossessive. Il bisogno maniacale di avere sempre tutto in ordine e di pulire costantemente sono espressione dello stesso bisogno di controllo, della realtà che circonda la persona e, soprattutto, dei suoi sentimenti. Bisogna tener presente che tutti i comportamenti, quando portati all’estremo posso diventare invalidanti perché ci impediscono di vivere con serenità e spontaneità le nostre scelte. Sicuramente una strategia utile per imparare a gestire le proprie compulsioni è quello di fare dei piccoli step, riducendo progressivamente la messa in atto dei comportamenti ossessivi.  Nei casi più invalidanti, tuttavia, è  importante anche avere il coraggio di ammettere le proprie difficoltà e rivolgersi ad un professionista.

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