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Aggressività: una politica perdente

Aggressività: una politica perdente

Leggendo gli ultimi articoli e commenti su blog e social network vorrei invitarti a riflettere su questo interrogativo:

Guerra o pace: tu da che parte stai?

Negli ultimi anni si è assistito ad un preoccupante incattivimento all'interno della nostra categoria. Un'aggressività che non dovrebbe appartenere agli psicologi che, al contrario, dovrebbero farsi portavoce di dialoghi assertivi e mediazioni nella collettività.

Sempre più spesso, invece, si leggono messaggi che inneggiano alla lotta, a movimenti che sanno di "ronde razziste", commenti squalificanti e dispregiativi. Le parole d'ordine sono diventate: denunciamo, segnaliamo alla Commissione.

Per non parlare della peggiore affermazione che riporta, poveri noi, la firma del Presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi (CNOP). Il dr. Luigi Palma ha titolato una sua comunicazione di circa un anno fa (20 dicembre 2012 per la precisione): "La legge sulle "professioni" non regolamentate: il nostro 11 settembre".

Qualcuno sarà incredulo circa la possibilità che uno psicologo, il presidente chiamato a rappresentare e governare a livello nazionale gli psicologi possa aver messo nero su bianco un'affermazione del genere, in cui ha avuto il pessimo gusto di paragonare una questione politica (su cui tra l'altro non tutti gli psicologi concordano) a un evento tanto tragico quanto lo è stato l'11 settembre. La tristezza di un simile oltraggio si commenta da sola. E per chi non credesse alle proprie orecchie e occhi, la comunicazione è ancora rintracciabile sul sito dell'Ordine Nazionale.

Quando combattere l'abusivismo è sano

Combattere l'abusivimo in qualsiasi ambito e categoria professionale è un dovere per gli stessi professionisti, verso se stessi e verso i loro clienti/pazienti/utenti.

Se uno psicologo o un qualsiasi cittadino si imbatte in "santoni" carismatici di diversa sorta che offrono diagnosi psicologiche e cure soprannaturali è bene, anzi, è indispensabile che si proceda con una segnalazione alle autorità competenti.

Queste iniziative aiutano a tutelare chi, in uno stato di bisogno e sofferenza, può cadere nella trappola di persone senza alcun titolo che, a fronte di cifre astronomiche, creano confusione, disinformazione, inganno, plagio, danni psicologici impedendo per di più alle persone interessate di rivolgersi a professionisti competenti.

Quando l'aggressività verso i colleghi è a danno di tutti

Non è raro, negli ultimi tempi soprattutto, leggere messaggi di colleghi che inneggiano alla Commissione Deontologica al primo presunto errore di qualche collega.

Viene allora da chiedersi se chi "cerca sugo per la scarpetta", abbia mai realmente riflettutto sulla portata del danno economico, del danno all'immagine della categoria e dello stress implicati dalle convocazioni in Commissione. Non solo per il collega interessato ma per l'intero Ordine che ci rappresenta.

Certo, il ricorso alla Commissione è uno strumento prezioso. Ma proprio per questo va usato in modo adeguato e pertinente. Lo spirito dovrebbe essere quello di aiutare il collega ad "aggiustare il tiro" nei momenti in cui "è uscito fuori strada".

E prima di arrivare in Commissione, non sarebbe forse più utile che chi ha colto una possibile infrazione al Codice da parte di un collega provi ad aprire con lui un dialogo, un confronto, creare un contesto di scambio? Magari rivolgendosi ad un'Associazione Professionale se uno dei due è un socio. Non dimentichiamo che troppo spesso noi lavoriamo in modo isolato dai nostri colleghi e tutte le occasioni di scambio e confronto sono occasioni preziose di crescita, a vantaggio nostro e dei nostri clienti. Perchè, dunque, non cercare il dialogo prima di aggredire il collega?

Attenzione poi ai giudizi gratuiti sui presunti errori commessi dai colleghi e riferiti da terzi. In queste circostanze è molto facile farci agganciare dal nostro narcisismo e dal desiderio di emergere rispetto ai nostri colleghi, facendoci accogliere ciecamente denuncie e segnalazioni che, forse, hanno poco di fondato.

Quando l'aggressività verso gli altri professionisti non è degna degli psicologi

Gli psicologi, in qualsiasi ambito lavorano, sono portatori di concetti quali: la collaborazione, il dialogo, lo scambio, il confronto, il lavoro di rete, le sinergie, il rispetto, la critica costruttiva, ecc.

Credo sia lecito domandarsi che fine fanno questi concetti quando siamo noi in figura di fronte ad altri professionisti. Mi riferisco ai Counselor, ai Coach e a tutte le altre figure professionali riconosciute dalla Legge 4/2013.

Come può un professionista come lo psicologo diffamare, offendere, squalificare altri professionisti definendoli: pseudo-professionisti, fattucchiere e maghi, ciarlatini e affini. E tutto ciò riferito a persone che seguono corsi pluriennali, tirocini, svolgono esami.

Certo in ogni settore ci sono persone più preparate e altre meno, alcune più serie e altre meno.

Ma è inammissibile farsi muovere da pregiudizi e stigmatizzazioni verso una categoria, qualunque essa sia, solo perchè a noi non piace. Cosa ci distingue in questo dai "bianchi" che non volevano che i "neri" salissero sui loro autobus? Cosa ci distingue in questo da coloro che screditano la figura dello psicologo perchè superflua o inutile?

Forse è ora di cambiare atteggiamento

La proposta di una politica vincente:

  • Riconoscere che se i counselor/coach e affini lavorano non è perchè tolgono agli psicologi posti di lavoro ma è perchè sono bravi a inventare nuove opportunità di lavoro.
  • Comprendere che continuare con le lotte, con gli attacchi per presunto abuso di professione e con le segnalazioni alla Commissione è una strategia dispendiosa (di soldi ed energie) e non costruttiva.
  • Occorre impiegare il tempo a sensibilizzare la collettività a conoscere e riconoscere il tipo di professionista che ha di fronte e il tipo di servizio che può ricevere.
  • Urge impiegare il tempo a creare contesti di scambio e condivisione, anche attraverso Associazioni Professionali, dove il confronto con i colleghi aiuta a prevenire e/o correggere tempistivamente errori professionali.
  • Smettere di essere aggressivi, aiuterà gli Ordini ad essere anche meno passivi nella tutela professionale e finalemente più assertivi..

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