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L'intervista: Lo Psicologo-Coach

Potere personale

Intervista a Valentina Licciano

Come ti piacerebbe presentarti?

Con la mia frase guida, inventata durante un percorso di Coaching: “Se le cose accadono è perché, fondamentalmente, siamo noi a farle accadere!”

Che tipo di formazione specifica hai conseguito nell’ambito del coaching?

Ho frequentato il 1° e 2° livello dell'“Advanced Coaching Master Cycle” di Giovanna Giuffredi presso la sua scuola, Life Coach Italy. Successivamente, sempre presso Life Coach Italy, mi son specializzata in Life Coaching.

Quali altre esperienze (personali, formative, lavorative) hanno contribuito al tuo lavoro come psicologa coach?

Parallelamente al ruolo di Coach, da anni lavoro nella Formazione con apprendisti, inoccupati e disoccupati. Le loro storie mi rapiscono sempre perché le persone hanno voglia di vivere, anche se a volte se ne dimenticano, hanno voglia di mettersi in gioco, di lottare e di raggiungere obiettivi importanti.

Formativa per me è soprattutto la sinergia che coltivo con i miei colleghi coach come Giovanna Giuffredi, Matilde Cesaro, Fabio Volpetti, Grazia Geiger. Non bisogna mai pensare di fermarsi una volta raggiunto un traguardo, poiché il luogo qualsiasi di arrivo spesso rappresenta il luogo di partenza verso un nuovo obiettivo. La sinergia che ho con i miei colleghi è proprio la metafora appena espressa: ogni giorno un obiettivo nuovo da portare avanti. Da qui nasce la condivisione delle proprie esperienze ed emozioni che credo sia fondamentale per il miglioramento continuo.

In che modo il coaching contribuisce al tuo essere psicologa?

Per parafrasare una citazione storica di Andrea de Carlo, Psicologia e Coaching sono come due binari paralleli che non possono incontrarsi ma che rappresentano un supporto simbiotico ed indispensabile su cui i passeggeri, le persone, viaggiano.

Come definiresti le differenze tra lo psicologo-coach, il coach “puro” e lo psicologo “puro”?

Premetto che un Coach non deve necessariamente essere anche Psicologo, del resto il Coaching moderno trae le sue origini nello sport grazie alle teorie di Timothy Gallway.

Per definire meglio le differenze, mi piace utilizzare la metafora dell'andare in bicicletta.. Diciamo che lo Psicologo per insegnare ad andare in bicicletta indagherebbe nel passato della persona tipo se per caso da bambino il fratello gli rubava la bici o se il padre per punizione non gliene aveva mai comprata una.. Il Coach utilizzerebbe una serie di domande definite “potenti” del tipo: “Dove vuoi andare?”, “Che cosa ti attrae laggiù?”, “Cosa significa per te raggiungere quella meta?”. Lo Psicologo-Coach farebbe un match di entrambe le discipline, utilizzando le competenze di entrambi i ruoli, tecnica e sensibilità.

Che rapporto hai con questi altri tipi di professionisti?

La collaborazione tra le diverse professioni esiste ed è una sana collaborazione. Gli Psicologi arrivano là dove il Coach, sia che sia Psicologo oppure no, non può arrivare. Come ad esempio nella cura delle fobie, oppure per i problemi di alimentazione, oppure ancora quando è un genitore a richiedere l'intervento a favore del figlio minorenne contro la sua volontà. In casi del genere, lo Psicologo-Coach dovrà togliersi le vesti di Coach intervenendo solo con una terapia psicologica, facendolo presente al coachee e magari suggerendogli il nome di uno Psicologo/Psicoterapeuta professionista. Il valore aggiunto della figura Psicologo-Coach è l'utilizzo delle competenze professionali acquisite durante gli studi universitari, sia teoriche che pratiche e soprattutto le competenze trasversali in possesso, deontologicamente efficaci.

Credo fortemente nel buon senso dell'uso della professione, qualsiasi ruolo si occupi, Coach - Psicologo/Coach - Psicologo. Costringere il coachee ad interventi di cui lui non necessita, non è davvero il caso.

Cosa diresti ad un collega che vuole avvicinarsi al coaching?

Di farlo quanto prima! Se il suo desiderio è quello di avvicinarsi al Coaching, meglio scegliere un percorso fidato gestito da un professionista esperto, magari aderente ad ICF (International Coaching Federation).

Sicuramente il primo passo da fare è quello di visitare il sito di ICF. Non tutti i coach aderiscono, ma è la federazione più importante che ad oggi esiste perché non solo chiarisce i pilastri teorici e deontologici del Coaching, ma inoltre ha un elenco delle migliori scuole italiane di Coaching ed infine, una banca dati di tutti i coach a cui potersi affidare. Consiglio infatti di sperimentare anche un percorso di Coaching al fine di rendersi davvero conto di cosa accade durante una sessione.

Chi si rivolge per lo più a te in qualità di coach? Per quali necessità?

Con il Coaching si possono raggiungere obiettivi importanti come per esempio:

  • rafforzare l’autostima;
  • sviluppare il proprio potenziale;
  • focalizzare un’area di miglioramento;
  • orientarsi nelle scelte di studio e di lavoro;
  • trovare modi nuovi per relazionarsi con gli altri;
  • gestire conflitti e resistenze;
  • superare dipendenze affettive;
  • potenziare capacità e risorse;
  • trovare metodi di studio e di lavoro;
  • prendere coscienza delle situazioni critiche (come stress, confusione, difficoltà…);
  • … e tanto altro.

Perché una persona dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo coach?

Sicuramente il Coaching è un percorso breve ma potente che si sceglie di affrontare purché consapevoli di voler cambiare prospettiva, di voler migliorare una propria competenza, di voler potenziare un proprio talento, di migliorarsi.. a patto di volerlo veramente!

Note su Valentina Licciano

Psicologa - Formatrice - Life Coach. Nel 2005 ho conseguito la Laurea quinquennale in Psicologia, iscrivendomi successivamente nel 2008 all'Albo degli Psicologi del Lazio. Dal 2010 lavoro come libera professionista in qualità di Psicologa, Life, Career e Parental Coach, Formatrice e Progettista di percorsi formativi per adulti. Contatti: valelic@virgilio.it.
 


 

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